PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO SU GIAN MARIA VOLONTÉ

GMV 7 febbraio
Sono felice ed orgoglioso di annunciare l’iniziativa organizzata insieme al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 7 al 10 febbraio, presso la Sala Trevi a Roma, per onorare il grande Gian Maria Volonté nel 25° anno della sua scomparsa. La presentazione del mio saggio biografico a lui dedicato, “Recito dunque sono”, darà il via ad una rassegna di 12 films che verranno proiettati, in pellicola originale, nell’arco delle quattro giornate. La presentazione del mio libro, prevista alle ore 20:30 del 7 febbraio, sarà moderata dal Prof. Orio Caldiron e si avvarrà della presenza di Giovanna Gravina Volonté, Paola Petri, Flavio De Bernardinis e Federico Fiume Scrobogna (l’ex-bambino in La Classe Operaia Va In Paradiso).
Annunci

GIAN MARIA VOLONTÉ: “Recito dunque sono” di GIOVANNI SAVASTANO – Edizioni Clichy 2018

SORBONNE-VOLONTECopertinaSingola

 

Da oggi 27 novembre 2018 il mio libro sul grande attore Gian Maria Volonté, “Recito dunque sono”, pubblicato da Edizioni Clichy, è disponibile in tutte le librerie e sui siti on line

Gian Maria Volonté non è un attore come gli altri.

Che incarni figure storiche antiche e recenti (Giordano Bruno, Aldo Moro, Enrico Mattei) o identità frutto della creatività degli autori o della sua stessa inventiva (l’operaio Lulù, il commissario fascio-schizoide, il crudele criminale Ramòn Rojo), le sue metamorfosi, per lo spettatore, non si concretizzano in una semplice partecipazione estetica, quanto in una vera e propria profonda esperienza emotiva interiore. Alfiere coraggioso del cinema politico in un’epoca di grandi conflitti sociali, Volonté ha percorso la sua strada accompagnato da uno stuolo di registi che, insieme a lui, hanno reso grande la cinematografia italiana in patria e all’estero: Elio Petri, Giuliano Montaldo, Francesco Rosi, Damiano Damiani, Carlo Lizzani, Francesco ‘Citto’ Maselli, Gianni Amelio e tanti altri.

Il suo approccio alla recitazione è simile a quello dello scultore che, di fronte al marmo informe, ha un solo modo per dargli identità: “scordarsi di sè” e farsi marmo egli stesso. Egli non ‘si cala nel personaggio’, lo diventa. Anzi, lo è. Nella recitazione, trova quindi una nuova forma del suo essere. Recito, dunque sono.

 

In questo appassionato saggio biografico si narra la sua avventura professionale ed esistenziale attraverso notizie rare sepolte negli archivi, la completa filmografia, testimonianze esclusive delle persone che lo hanno conosciuto ed amato, sue stesse dichiarazioni, un elenco narrato dei progetti mai avveratisi, ed infine numerose immagini in gran parte inedite.

Comunicato stampa Volonté Savastano

Sito Edizioni Clichy

Pagina Facebook

Acquistalo su Amazon.it 

Acquistalo su Hoepli.it

Acquistalo su IBS

Acquistalo su Feltrinelli

Acquistalo su Mondadori

CASA EDITRICE IGNOTA.

El-mejor-libro.jpg

 

 

CASA EDITRICE IGNOTA

Non la nominerò in questo scritto. Piuttosto, la soprannominerò con il nomignolo che più si merita per il comportamento da essa avuto: casa editrice IGNOTA. NON CONOSCIUTA.
NON PERVENUTA.
Molti di voi che mi seguono su questo blog o su Facebook, sanno che, ormai 4 anni fa, insieme ad un altro autore, ho scritto un libro su un argomento musicale, edito, appunto, da IGNOTA.
Arrivo subito al dunque: la suddetta casa editrice non ci ha pagato un centesimo di quanto dovuto. Nè di anticipo, né di royalties.
Come è possibile? Scrivi un libro su un argomento che ti ha sempre appassionato. Lo fai con entusiasmo creativo e impegno intellettuale. Poi prendi il tuo materiale personale dell’epoca (articoli, foto, dischi) che hai conservato nell’arco degli anni e proponi ad una casa editrice il tuo progetto. Capita che accettino di pubblicarlo, limitandosi in realtà a stamparlo. Già, perchè ‘pubblicare’ qualcosa, cioè ‘renderla pubblica’, presuppone un lavoro, un contributo attivo, fattivo, partecipativo. IGNOTA non ha dovuto fare nulla di tutto ciò: si è ritrovata un prodotto finito, compiuto, predisposto, scritto e persino impaginato graficamente. Non ha dovuto fare altro che stamparlo. Senza avere neanche, peró, quell’aura romantica che in genere circonda i luoghi nei quali si stampa un’opera, dove il contatto umano tra autore e ‘stampatore’ dovrebbe stimolare le reciproche idee. Può capitare anzi che uno dei suoi membri, avente in teoria un particolare ruolo “creativo”, ti incontri nei corridoi senza salutarti, spostandosi il ciuffo di capelli con la mano per coprirsi la traiettoria visiva che lo porterebbe a incrociare il tuo sguardo. Per quale motivo? IGNOTO, ovviamente.
Accade poi che, ad eccezione di un primo lancio su un quotidiano, tutti gli eventi promozionali (davvero tanti e di primo piano in radio, su tv e sulla stampa) e tutte le presentazioni siano procurate, organizzate ed attuate esclusivamente dagli autori.
Arriva poi il momento degli obblighi che gravano sulla casa editrice, come da contratto: pagamento di un anticipo iniziale, comunicazione dell’andamento delle vendite, erogazione di eventuali royalties. Accade che tutti questi obblighi vengano puntualmente disattesi da IGNOTA. E succede inoltre che, come da nome, la casa stampante IGNORI tutte le telefonate e le mail di sollecito, sia degli autori che dei loro legali.
Per un po’, ti chiedi perchè. Il libro è piaciuto. È sold- out. Un libro di quasi 400 pagine a 58 €, sold-out! Non è cosa da tutti i giorni, specie in tempi di crisi dell’editoria. Ha avuto ottime recensioni ovunque.
Era in previsione persino un secondo volume.
Poi, smetti di farti domande: è inutile perchè, come diceva Wittgenstein, “su ciò che non si può conoscere conviene tacere“.
Ma non conviene smettere di agire.
Pertanto, esaurite le personali possibilità di ‘conoscere’, succede che gli autori decidano di delegare un’autorità terza, il Tribunale, a valutare i comportamenti e, soprattutto, i non-comportamenti di
IGNOTA, che dovrà pertanto rendersi ‘nota’, stavolta, però, alla Giustizia.
Non so se e quanti altri autori o traduttori si siano rivolti alla Legge per casi come il nostro.
So per certo però che molti di loro si sono trovati nella nostra stessa situazione, parecchi in particolare proprio con IGNOTA.
A loro rivolgo un messaggio: fate emergere questo sottobosco di viltà diffuso. Credetemi: dà una spaventosa sensazione di libertà. E, come diceva Oriana Fallaci, “La libertà è un dovere, perdio. Prima che un diritto, è un dovere”.

 

PS: Comunque la Disco-ball continuerà a girare scintillante perché il nostro nuovo libro sulla Disco Music è imminente. Naturalmente, con una casa editrice NOTA.

 

Copyright 2018. © Tutti i diritti riservati.

 

 

La retorica seduttiva.

IMG_2400Questa frase sopra riportata è di Pier Paolo Pasolini.  Voglio metterla in relazione all’ articolo di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera  (Articolo di Gramellini ) relativo ad un tale Federico, rumeno, che ha restituito il portafogli, trovato per strada, al legittimo proprietario.

Partendo da questo fatto, il ragionamento dell’autore si articola sulla inutilità dei pregiudizi che verrebbero disconfermati da singoli episodi come questo.

Il senso di disagio che provo quando leggo tali scritti mi fa dubitare di me stesso: forse ho questi pregiudizi? Forse nella mia mente non c’è un reale spazio in cui venga esclusa la generalizzazione negativa sui rumeni, ad esempio? Non è così. Il mio senso di disagio è l’apologo: una storia che ha dentro una morale. Giusta. Mai sbagliata. Strano: un autore, quando rincorre una morale, pensa sempre che essa sia giusta ( la morale può anche essere sbagliata, questo non bisognerebbe dimenticarlo mai). Ad ogni modo, quello che mi dà disagio è la pretesa di totalità insita nell’apologo: ‘quello che succede in questa storia è rappresentativo di tutto’, sembra dire l’autore. Non è così. Perchè un apologo è quasi sempre retorico. E la retorica , in quanto monocorde, non aiuta la comprensione della verità. Qui entra in scena la frase di Pasolini: “La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni”: il ‘sogno’ sul rumeno Federico è solo uno dei tanti. Gli altri ‘sogni’ hanno come protagonisti, ad esempio, le tante badanti dell’est che riempiono le aule dei tribunali italiani per fare causa e chiedere altri soldi – che in molti casi sicuramente non spettano loro – alle famiglie degli anziani che esse hanno assistito. O che si sposano con l’anziano stesso per entrare in possesso dell’eredità. Questi tentativi di furto legalizzato sono assenti da quell’apologo perchè il suo autore è semplicemente un ‘retore’, uno che usa la propria abile arte retorica per convincere il lettore che la realtà ‘buona’ e moralmente valida è solo quella che sta raccontando lui, non altro. Pasolini, invece, non era un ‘retore’, ma un poeta. E non solo. Era un sociologo. Sì, un sociologo: nella sua poesia o nella sua prosa, non dimenticava mai, MAI, nel racconto del caso singolo, lo sfondo della moltitudine, l’elemento sociale, il fenomeno collettivo che sta alla base del singolo episodio e che rende quest’ultimo solo uno dei tanti elementi “contraddittori” che formano la realtà. Per parafrasarlo, ‘nel suo sogno erano presenti tanti sogni’ , cosa che lo rendeva più vicino al sentiero della verità. Non aveva paura, nel delineare una tesi, di farvi entrare anche quella opposta. Gramellini, invece, nella sua retorica fosforescente e abbagliante, è solo un seduttore, quindi un pavido. Pasolini non voleva sedurre, voleva creare disagio semmai. Il seduttore Gramellini vuole invece attirare, ma è proprio il suo tentativo di sedurmi con la ‘facile tesi’ a crearmi disagio. Vale per lui la frase che scrissi a proposito degli psichiatri che interpretano in modo totalitario e nosografico il loro ruolo relazionale con i pazienti: “lo psichiatra toglie l’imprevisto al reale: perciò, egli non sarà mai poeta”. Il giornalista del Corriere lo fa ogni giorno: nelle sue ‘facili tesi’, toglie l’imprevisto dalla realtà perchè elimina dal suo racconto tutte le contraddizioni, le increspature e i chiaroscuri che sono nello sfondo del sociale. Il suo essere monocromatico è il punto di forza della sua seduzione: il toro rincorre il rosso. E cosa vede? Un piccolo straccio.

La retorica non aiuta la verità.

LUIGI TENCO o dell’amore…

Luigi-Tenco-8
Luigi Tenco.

 

Tutto si esalta in questa canzone. “Ah, l’amore, l’amore…”.

A cominciare dal titolo, poi la voce, e quel suo sax. Per non parlare delle parole. Cosa dire poi della melodia, macchè dico, delle tante melodie che si insinuano nei cambi di ritmo.

Il brano fugge e sfugge come il suo protagonista (l’amore? Luigi?). Te ne accorgi alla fine, quando sembra lasciare la stanza, socchiudere la porta e perdersi nell’eco.

PS: Paolo Conte chi??

L’Europa e le destre

Le forze antieuropeiste di destra che si lamentano dello strapotere delle banche e della finanza in Europa, come motivano questa loro improvvisa impennata anticapitalistica? Questa Europa è infatti decisamente nata su princìpi neoliberistici in base ai quali è il Mercato ad influenzare l’organizzazione socio-politica. Come possono, quelle stesse forze conservatrici di destra che hanno sempre supportato il dominio del capitale e del Mercato, aver fatto un così triplo salto mortale ideologico tanto da presentarsi, esse stesse, come alfieri del popolo contro il potere dei colletti bianchi?

LE POESIE DI MIO PADRE

CoverIl regalo che io e mio fratello Stefano Savastano facciamo al nostro papà, oggi, è la pubblicazione delle sue poesie che abbiamo trovato in un cassetto: il titolo che lui stesso gli aveva dato è “Attimi e voci. La vita senza tristezza”. In qualche modo, pur non essendo più cosciente e presente a sè stesso, spero che sappia che gli abbiamo fatto questo dono. Anzi, no: è lui ad averlo fatto a noi. E siamo sicuri che, in qualche posto, la bellissima ragazza bruna che ha ispirato quei versi sta sorridendo.
Se volete farvi un bel regalo, acquistate le poesie di nostro padre Ugo Savastano. Cartacee o ebook. Buona lettura.

Questi i link per l’acquisto: UGO SAVASTANO Attimi e voci. La vita senza tristezza.

La Feltrinelli

ROCKIT.IT consiglia il mio libro La Disco scritto a quattro mani con Andrea Angeli Bufalini.

LA DISCO cover

Il prestigioso sito musicale Rockit.it consiglia una manciata di libri dell’anno da regalare a Natale. Tra questi, il nostro “La Disco. Storia illustrata della discomusic”. Grazie a Rockit.it e a Renzo Stefanel per la bella recensione.

Buon acquisto e buona lettura!

Articolo di Rockit.it:

http://www.rockit.it/articolo/consigli-regali-libri-natale

Fate anche un salto sulla pagina Facebook del libro (https://www.facebook.com/ladiscolibro ) ancora in classifica su Amazon e su IBS.

Acquistatelo scontato al 15% su Amazon:

http://www.amazon.it/gp/product/8862313225?psc=1&redirect=true&ref_=ox_sc_sfl_title_3&smid=A11IL2PNWYJU7H

 

Acquistatelo scontato al 15% su IBS:

http://www.ibs.it/code/9788862313223/angeli-bufalini-andrea-savastano/disco-storia-illustrata-della.html

 

BADANTE

Sempre sull’orlo di un permesso di soggiorno esistenziale, entri nella mia casa come persona “amica” ma, a mia insaputa, ti muovi in essa nella clandestinità più nemica.

Cammini in bilico sul filo della confidenzialità amichevole e quasi familiare, ma quando poi arrivi alla meta, scendi, per abbandonare quella che si rivela essere stata una farsa. Lí la tua maschera cade, lasciando intatte le tue malefiche sotterranee sembianze.

Sono sembianze di estro dell’odio, quello soffocato, privo di ossigeno, coperto com’è dalla maschera impregnata di sudore, quello provocato dalla fatica della falsità. Delle bugie inanellate come rosari di scherno.

Entri in famiglia come il verme nasce nella mela: un corpo interno che divora con meticolosità e falsa affezione, mischiando morbosamente emozioni e soldi, gioie, tristezze e soldi, matrimoni e soldi, malattie e soldi, lutti e soldi.

Poi, quando il filo si spezza, lanci i tuoi messaggi in bottiglia, inghiottita dallo stesso luogo di nessuno da cui eri emersa, e da lí, senza più maschera (non ti serve ormai più), rivendichi finalmente ciò che più ti si confà, l’unica cosa che brami veramente, una volta che il sipario è definitivamente calato sulla messinscena del legame: soldi, soldi, e poi ancora soldi. Ne hai avuti certamente più del dovuto, ma come il drogato in astinenza spasimi e diventi folle per un’altra dose ancora. E poi ancora.

Perchè la tua vita passa per la rivendicazione alla mia vita di tutto ciò che la fortuna non aveva baciato di te.

Io sono, per te, il surrogato dei tuoi fallimenti.

Con il “dovere” di rimediare al posto tuo.