CASA EDITRICE IGNOTA.

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CASA EDITRICE IGNOTA

Non la nominerò in questo scritto. Piuttosto, la soprannominerò con il nomignolo che più si merita per il comportamento da essa avuto: casa editrice IGNOTA. NON CONOSCIUTA.
NON PERVENUTA.
Molti di voi che mi seguono su questo blog o su Facebook, sanno che, ormai 4 anni fa, insieme ad un altro autore, ho scritto un libro su un argomento musicale, edito, appunto, da IGNOTA.
Arrivo subito al dunque: la suddetta casa editrice non ci ha pagato un centesimo di quanto dovuto. Nè di anticipo, né di royalties.
Come è possibile? Scrivi un libro su un argomento che ti ha sempre appassionato. Lo fai con entusiasmo creativo e impegno intellettuale. Poi prendi il tuo materiale personale dell’epoca (articoli, foto, dischi) che hai conservato nell’arco degli anni e proponi ad una casa editrice il tuo progetto. Capita che accettino di pubblicarlo, limitandosi in realtà a stamparlo. Già, perchè ‘pubblicare’ qualcosa, cioè ‘renderla pubblica’, presuppone un lavoro, un contributo attivo, fattivo, partecipativo. IGNOTA non ha dovuto fare nulla di tutto ciò: si è ritrovata un prodotto finito, compiuto, predisposto, scritto e persino impaginato graficamente. Non ha dovuto fare altro che stamparlo. Senza avere neanche, peró, quell’aura romantica che in genere circonda i luoghi nei quali si stampa un’opera, dove il contatto umano tra autore e ‘stampatore’ dovrebbe stimolare le reciproche idee. Può capitare anzi che uno dei suoi membri, avente in teoria un particolare ruolo “creativo”, ti incontri nei corridoi senza salutarti, spostandosi il ciuffo di capelli con la mano per coprirsi la traiettoria visiva che lo porterebbe a incrociare il tuo sguardo. Per quale motivo? IGNOTO, ovviamente.
Accade poi che, ad eccezione di un primo lancio su un quotidiano, tutti gli eventi promozionali (davvero tanti e di primo piano in radio, su tv e sulla stampa) e tutte le presentazioni siano procurate, organizzate ed attuate esclusivamente dagli autori.
Arriva poi il momento degli obblighi che gravano sulla casa editrice, come da contratto: pagamento di un anticipo iniziale, comunicazione dell’andamento delle vendite, erogazione di eventuali royalties. Accade che tutti questi obblighi vengano puntualmente disattesi da IGNOTA. E succede inoltre che, come da nome, la casa stampante IGNORI tutte le telefonate e le mail di sollecito, sia degli autori che dei loro legali.
Per un po’, ti chiedi perchè. Il libro è piaciuto. È sold- out. Un libro di quasi 400 pagine a 58 €, sold-out! Non è cosa da tutti i giorni, specie in tempi di crisi dell’editoria. Ha avuto ottime recensioni ovunque.
Era in previsione persino un secondo volume.
Poi, smetti di farti domande: è inutile perchè, come diceva Wittgenstein, “su ciò che non si può conoscere conviene tacere“.
Ma non conviene smettere di agire.
Pertanto, esaurite le personali possibilità di ‘conoscere’, succede che gli autori decidano di delegare un’autorità terza, il Tribunale, a valutare i comportamenti e, soprattutto, i non-comportamenti di
IGNOTA, che dovrà pertanto rendersi ‘nota’, stavolta, però, alla Giustizia.
Non so se e quanti altri autori o traduttori si siano rivolti alla Legge per casi come il nostro.
So per certo però che molti di loro si sono trovati nella nostra stessa situazione, parecchi in particolare proprio con IGNOTA.
A loro rivolgo un messaggio: fate emergere questo sottobosco di viltà diffuso. Credetemi: dà una spaventosa sensazione di libertà. E, come diceva Oriana Fallaci, “La libertà è un dovere, perdio. Prima che un diritto, è un dovere”.

 

PS: Comunque la Disco-ball continuerà a girare scintillante perché il nostro nuovo libro sulla Disco Music è imminente. Naturalmente, con una casa editrice NOTA.

 

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La retorica seduttiva.

IMG_2400Questa frase sopra riportata è di Pier Paolo Pasolini.  Voglio metterla in relazione all’ articolo di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera  (Articolo di Gramellini ) relativo ad un tale Federico, rumeno, che ha restituito il portafogli, trovato per strada, al legittimo proprietario.

Partendo da questo fatto, il ragionamento dell’autore si articola sulla inutilità dei pregiudizi che verrebbero disconfermati da singoli episodi come questo.

Il senso di disagio che provo quando leggo tali scritti mi fa dubitare di me stesso: forse ho questi pregiudizi? Forse nella mia mente non c’è un reale spazio in cui venga esclusa la generalizzazione negativa sui rumeni, ad esempio? Non è così. Il mio senso di disagio è l’apologo: una storia che ha dentro una morale. Giusta. Mai sbagliata. Strano: un autore, quando rincorre una morale, pensa sempre che essa sia giusta ( la morale può anche essere sbagliata, questo non bisognerebbe dimenticarlo mai). Ad ogni modo, quello che mi dà disagio è la pretesa di totalità insita nell’apologo: ‘quello che succede in questa storia è rappresentativo di tutto’, sembra dire l’autore. Non è così. Perchè un apologo è quasi sempre retorico. E la retorica , in quanto monocorde, non aiuta la comprensione della verità. Qui entra in scena la frase di Pasolini: “La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni”: il ‘sogno’ sul rumeno Federico è solo uno dei tanti. Gli altri ‘sogni’ hanno come protagonisti, ad esempio, le tante badanti dell’est che riempiono le aule dei tribunali italiani per fare causa e chiedere altri soldi – che in molti casi sicuramente non spettano loro – alle famiglie degli anziani che esse hanno assistito. O che si sposano con l’anziano stesso per entrare in possesso dell’eredità. Questi tentativi di furto legalizzato sono assenti da quell’apologo perchè il suo autore è semplicemente un ‘retore’, uno che usa la propria abile arte retorica per convincere il lettore che la realtà ‘buona’ e moralmente valida è solo quella che sta raccontando lui, non altro. Pasolini, invece, non era un ‘retore’, ma un poeta. E non solo. Era un sociologo. Sì, un sociologo: nella sua poesia o nella sua prosa, non dimenticava mai, MAI, nel racconto del caso singolo, lo sfondo della moltitudine, l’elemento sociale, il fenomeno collettivo che sta alla base del singolo episodio e che rende quest’ultimo solo uno dei tanti elementi “contraddittori” che formano la realtà. Per parafrasarlo, ‘nel suo sogno erano presenti tanti sogni’ , cosa che lo rendeva più vicino al sentiero della verità. Non aveva paura, nel delineare una tesi, di farvi entrare anche quella opposta. Gramellini, invece, nella sua retorica fosforescente e abbagliante, è solo un seduttore, quindi un pavido. Pasolini non voleva sedurre, voleva creare disagio semmai. Il seduttore Gramellini vuole invece attirare, ma è proprio il suo tentativo di sedurmi con la ‘facile tesi’ a crearmi disagio. Vale per lui la frase che scrissi a proposito degli psichiatri che interpretano in modo totalitario e nosografico il loro ruolo relazionale con i pazienti: “lo psichiatra toglie l’imprevisto al reale: perciò, egli non sarà mai poeta”. Il giornalista del Corriere lo fa ogni giorno: nelle sue ‘facili tesi’, toglie l’imprevisto dalla realtà perchè elimina dal suo racconto tutte le contraddizioni, le increspature e i chiaroscuri che sono nello sfondo del sociale. Il suo essere monocromatico è il punto di forza della sua seduzione: il toro rincorre il rosso. E cosa vede? Un piccolo straccio.

La retorica non aiuta la verità.

LUIGI TENCO o dell’amore…

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Luigi Tenco.

 

Tutto si esalta in questa canzone. “Ah, l’amore, l’amore…”.

A cominciare dal titolo, poi la voce, e quel suo sax. Per non parlare delle parole. Cosa dire poi della melodia, macchè dico, delle tante melodie che si insinuano nei cambi di ritmo.

Il brano fugge e sfugge come il suo protagonista (l’amore? Luigi?). Te ne accorgi alla fine, quando sembra lasciare la stanza, socchiudere la porta e perdersi nell’eco.

PS: Paolo Conte chi??

L’Europa e le destre

Le forze antieuropeiste di destra che si lamentano dello strapotere delle banche e della finanza in Europa, come motivano questa loro improvvisa impennata anticapitalistica? Questa Europa è infatti decisamente nata su princìpi neoliberistici in base ai quali è il Mercato ad influenzare l’organizzazione socio-politica. Come possono, quelle stesse forze conservatrici di destra che hanno sempre supportato il dominio del capitale e del Mercato, aver fatto un così triplo salto mortale ideologico tanto da presentarsi, esse stesse, come alfieri del popolo contro il potere dei colletti bianchi?

LE POESIE DI MIO PADRE

CoverIl regalo che io e mio fratello Stefano Savastano facciamo al nostro papà, oggi, è la pubblicazione delle sue poesie che abbiamo trovato in un cassetto: il titolo che lui stesso gli aveva dato è “Attimi e voci. La vita senza tristezza”. In qualche modo, pur non essendo più cosciente e presente a sè stesso, spero che sappia che gli abbiamo fatto questo dono. Anzi, no: è lui ad averlo fatto a noi. E siamo sicuri che, in qualche posto, la bellissima ragazza bruna che ha ispirato quei versi sta sorridendo.
Se volete farvi un bel regalo, acquistate le poesie di nostro padre Ugo Savastano. Cartacee o ebook. Buona lettura.

Questi i link per l’acquisto: UGO SAVASTANO Attimi e voci. La vita senza tristezza.

La Feltrinelli

ROCKIT.IT consiglia il mio libro La Disco scritto a quattro mani con Andrea Angeli Bufalini.

LA DISCO cover

Il prestigioso sito musicale Rockit.it consiglia una manciata di libri dell’anno da regalare a Natale. Tra questi, il nostro “La Disco. Storia illustrata della discomusic”. Grazie a Rockit.it e a Renzo Stefanel per la bella recensione.

Buon acquisto e buona lettura!

Articolo di Rockit.it:

http://www.rockit.it/articolo/consigli-regali-libri-natale

Fate anche un salto sulla pagina Facebook del libro (https://www.facebook.com/ladiscolibro ) ancora in classifica su Amazon e su IBS.

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BADANTE

Sempre sull’orlo di un permesso di soggiorno esistenziale, entri nella mia casa come persona “amica” ma, a mia insaputa, ti muovi in essa nella clandestinità più nemica.

Cammini in bilico sul filo della confidenzialità amichevole e quasi familiare, ma quando poi arrivi alla meta, scendi, per abbandonare quella che si rivela essere stata una farsa. Lí la tua maschera cade, lasciando intatte le tue malefiche sotterranee sembianze.

Sono sembianze di estro dell’odio, quello soffocato, privo di ossigeno, coperto com’è dalla maschera impregnata di sudore, quello provocato dalla fatica della falsità. Delle bugie inanellate come rosari di scherno.

Entri in famiglia come il verme nasce nella mela: un corpo interno che divora con meticolosità e falsa affezione, mischiando morbosamente emozioni e soldi, gioie, tristezze e soldi, matrimoni e soldi, malattie e soldi, lutti e soldi.

Poi, quando il filo si spezza, lanci i tuoi messaggi in bottiglia, inghiottita dallo stesso luogo di nessuno da cui eri emersa, e da lí, senza più maschera (non ti serve ormai più), rivendichi finalmente ciò che più ti si confà, l’unica cosa che brami veramente, una volta che il sipario è definitivamente calato sulla messinscena del legame: soldi, soldi, e poi ancora soldi. Ne hai avuti certamente più del dovuto, ma come il drogato in astinenza spasimi e diventi folle per un’altra dose ancora. E poi ancora.

Perchè la tua vita passa per la rivendicazione alla mia vita di tutto ciò che la fortuna non aveva baciato di te.

Io sono, per te, il surrogato dei tuoi fallimenti.

Con il “dovere” di rimediare al posto tuo.

 

CIRCOLI

Se non si è parte di un circolo qualsiasi, si è fottuti. Il circolo ha da essere irrimediabilmente vizioso e viziato, mosso da forza centripeta e centrifuga, per attirare a sè ed espellere da sè tutto l’attirabile e tutto l’espellibile. L’energia che lo muove non è necessariamente quella della creatività e della produttività, quanto quella delle alleanze. Per entrarvi, è necessario spogliarsi del proprio centro ed inscenare adulazioni altrui e pacche sulle spalle.

Pena, l’omicidio morale, ovvero: l’esperienza dell’essere ignorati.

E’ USCITO IL MIO LIBRO “LA DISCO. STORIA ILLUSTRATA DELLA DISCOMUSIC”

LA DISCO cover

Il volume, edito da Arcana, è scritto da me e Andrea Angeli Bufalini.

Contiene una intervista esclusiva a Giorgio Moroder ed una prefazione di Bob Esty.

Domenica 14 dicembre è uscito un articolo di lancio di 2 pagine su La Repubblica, potete leggerlo qui: La Repubblica Domenicale LA DISCO

Lo stesso giorno è stato pubblicato un richiamo su Dagospia

Sul sito di Repubblica.it è on line un altro ampio articolo con foto tratte dal libro: Repubblica.it

Sul sito di Panorama.it ampio articolo sul libro: Panorama.it

A questo link trovate la Pagina Facebook

Il volume è disponibile nelle librerie e sui principali siti on line:

Amazon

Feltrinelli

IBS

Hoepli

PRESENTAZIONE

Un radioso viaggio intergalattico nel cosmo musicale più sfavillante degli anni ’70: Superstars e Stars dell’universo Discomusic.

Oltre il glamour, il ritmo, le luci, lo scandalo, gli eccessi, la sensualità della musica da ballo più famosa della terra, brillano le canzoni e gli artisti che hanno rappresentato, attraverso un groove elettrizzante ed irresistibile, il soundtrack di un’epoca innovativa e magica.

E’ istantaneo per l’uomo della strada identificare la Disco con il travolgente “fenomeno travoltino” della Febbre del Sabato Sera, glorificazione dei Bee Gees, ma la Discomusic è questo e molto più: dalla rivoluzionaria I Feel Love di Donna Summer alla Disco sinfonica di Van McCoy con The Hustle, dall’inno di Gloria Gaynor I Will Survive, al Maestro dell’amore Barry White, passando per la gay Disco dei Village People e Sylvester, l’androginia di Grace Jones, l’ambiguità di Amanda Lear, la Disco-funky di Kool & The Gang e Jackson 5, il soul orchestrale da dance-floor di Isaac Hayes.

Troppo spesso la Disco è stata tacciata di essere vuota e priva di contenuti, declassata a musica di serie B, in un’era in cui nel nostro Paese la musica d’autore e il rock avevano tutte le glorie della stampa. Come tutti i generi musicali, anch’essa aveva i suoi buchi neri illuminati però da una miriade di “Supernovae” che incendiavano decine e decine di milioni di proseliti in tutto il mondo, conquistati dal sound ammaliante, dal ritmo infuocato, da arrangiamenti sofisticati e dalle variegate performance vocali degli artisti.

Spensierata, disinibita e briosa, la Disco è stata un melting pot sociale di portata non certo inferiore alle correnti musicali cosiddette “politicamente corrette”. Nel suo immenso universo confluivano culture, razze e realtà minoritarie, etniche e sessuali, tra le più disparate, veicolate nel rito collettivo della danza e dell’espressività individuale, tra creatività, fisicità ed estetica, in una naturale catarsi di aggregazione e unità.

Da fenomeno underground di nicchia a emblema di un evolutivo percorso musicale e socio-culturale, la Disco è, ancora oggi, parte integrante della colonna sonora della nostra vita.

È con l’anno 1974 che la Discomusic entra prepotentemente nelle classifiche di vendita sancendo in via ufficiale il suo ingresso dai clubs underground newyorkesi al mainstream di massa della “popular music” mondiale.

Era il 26 ottobre 1974 quando il brano Never Can Say Goodbye di Gloria Gaynor debuttava al N.1 dell’appena istituita Disco Action, classifica dei brani più gettonati nelle discoteche degli Stati Uniti, stilata dalla “Bibbia del mercato musicale”: la rivista Billboard.

La Disco nasce ufficialmente proprio 40 anni fa.

 

Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano

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